La macchina di Leonardo da Vinci, così come è stato possibile ricostruirla, con il suo meccanismo a molla, si muove un poco.
Ed è comunque un colpo di genio.
L’Itala di Scipione Borghese e Luigi Barzini viaggia da Pechino a Parigi “in sessanta giorni”, guidando “a rottadicollo”, e se ne parla ancora.
Non conta la distanza, non conta il modo, conta il perché, la motivazione.
Quando lo spazio si restringe, i confini si allargano. L’automobile rinuncia a fare la spola tra città e campagna e si mette per le strade del mondo.
Certo, non era da tutti, ci volevano risorse, capacità, organizzazione.
Ma presto verrà il turno degli altri, di quelli che hanno di meno e vogliono di più.
Di quelli che girano da un continente all’altro, a piedi, su due o quattro ruote, in barca a vela e a motore, in mongolfiera.
Perché che senso avrebbe potersi muovere, se non ci si muovesse davvero?
La curiosità è antica, ha lasciato da sempre tracce affascinanti.
In pittura, in scultura, in scrittura.
Sulle rocce del deserto, sui tronchi degli alberi,
sui fogli di carta.
Oggi il problema è quello di portarsi il mondo in tasca. Carte che si raccolgono come affascinanti origami, nelle cui pieghe si cela il desiderio. Carte che raccontano storie.
Le memorie di domani.
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| Cartoline d'epoca. Archivio Sturani, Roma. |
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| Itala 35/45 HP (1907) |
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